TRADIZIONE INDIANA DELLA CANNABIS: BHANG, CHARAS E GANJA

L’India, con i suoi colori sgargianti, i suoi profumi speziati e le sue strade affollate da mille voci di mercanti è considerata a tutti gli effetti la culla della canapa. La tradizione indiana della cannabis è stata tramandata nell’arco dei secoli grazie a diversi testi sacri e manuali ayurvedici. È infatti citata in molti di questi libri nelle sue tre forme principali: bhangganja charas quale strumento per innumerevoli trattamenti medici.

Per la popolazione indiana la marijuana oltre ad avere una valenza medica ne ha anche una molto più importante: quella SPIRITUALE.

Cannabis e spiritualità indiana

I Veda sono un’antichissima raccolta di libri sacri scritti in sanscrito, appartenuti ai popoli che invasero intorno al XX secolo a.C. il nord dell’India. Questi antichissimi reperti costituiscono, da quel momento in poi, la civiltà religiosa indiana.

Nella quarta raccolta dei Veda, chiamata la “Scienza degli Incantesimi”, il Bhang (che andremo a scoprire dopo) viene definito come uno dei cinque “regni dell’Erba”. Si narra che una volta entrati in questo magico regno avremmo avuto la possibilità di lasciare andare tutte le nostre ansie e rilassarci completamente.

L’induismo contiene una vasta raccolta di leggende che racchiudono in sé una saggezza molto preziosa che ha plasmato completamente la cultura dell’Asia meridionale.

Un antico mito Indù racconta del tempo prima della creazione, delle sue peculiarità e dei suoi antichi abitanti. Ad un certo punto si legge che gli Dèi scossero la montagna cosmica con l’obiettivo di ricavare il nettare dell’immortalità. L’aspetto affascinante è che ogni volta che una sola goccia di questa ambrosia toccava il terreno piante di marijuana crescevano rigogliose.

Un altro racconto induista narra che Siddharta, colui che poi diventò il Buddha, riuscì a vivere con un solo seme di marijuana al giorno per la straordinaria lunghezza di sei anni, dopo i quali riuscì finalmente a trovare il proprio risveglio spirituale.

La tradizione indiana della cannabis: cos’è il Bhang?

Tradizione indiana della cannabis: Bhang

Il Bhang è un’antica bevanda indiana, ottenuta da un mix di Cannabis, spezie e svariate erbe. È stato molto popolare in India per parecchi anni, diffondendosi in seguito in differenti altri stati e culture.

Il Bhang viene largamente consumato durante la festa indù di Holi, conosciuta anche come “Festa dei Colori”. L’Holi rappresenta l’arrivo della primavera, simboleggiando così quel momento di rinascita celebrato da tutte le popolazioni del mondo.

Esistono diverse ricette per preparalo, ma normalmente gli ingredienti più utilizzati sono latte o , spezie e foglie e fiori essiccati raccolti dalla pianta di marijuana femmina.

Ecco come preparare il Bhang in casa:

Ingredienti:

500 ml di acqua
4 grammi di fiori di cannabis (possibilmente ricchi di CBD)
4 grammi di foglie di cannabis
700 ml di latte caldo
125 grammi di zucchero
15 ml di latte di cocco
20 grammi di mandorle tritate
½ cucchiaino di zenzero in polvere
Un pizzico di garam masala (mistura di spezie tipica della cucina indiana)
1 cucchiaino di granatina
Preparazione:

Riscalda l’acqua in un pentolino, una volta portata ad ebollizione aggiungi la cannabis. Fai cuocere a fuoco lento per circa 10 minuti.

Togli il pentolino dal fuoco e aggiungi metà del latte e le mandorle e mescola ripetutamente.

Scola il preparato in modo da conservare solamente la parte liquida e versala in una ciotola. Aggiungi il resto del latte, la granatina, il latte di cocco e mescola per bene mentre aggiungi il garam masala, lo zucchero e lo zenzero.
Una volta pronto, metti in frigo un paio d’ore prima di servirlo!

Cos’è la Ganja?

Tradizione indiana della cannabis: ganja

La Ganja, ricavata dalle piante di cannabis in fiore sia per essere fumata che per essere utilizzata in cucina, è il secondo prodotto inserito nella tradizione indiana della cannabis. Molti confondono la cannabis con la Ganja e viceversa, utilizzando entrambi i nomi per riferirsi alla pianta. Vi è invece una grande differenza: la prima è effettivamente la pianta di canapa in sé, mentre la seconda è un prodotto che nasce dopo la sua lavorazione. La Ganja è essenzialmente l’infiorescenza essiccata e pronta per essere consumata.

Tutta la Ganja ottenuta dalla cannabis Sativa che ha percentuali di THC inferiori allo 0,6%, può essere considerata come cannabis light, ed è quindi legalmente commercializzata su tutto il suolo italiano.

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La tradizione indiana della cannabis: cos’è la Charas?

Tradizione indiana della cannabis: charas

La Charas, che è più forte per contenuti di cannabinoidi sia del Bhang che della Ganja, è prodotta con le cime di Cannabis, raccolte durante l’apice della loro fioritura.

La Charas si produce tramite un facile procedimento: strofinando le mani sulla parte inferiore delle infiorescenze ancora fresche.

Da questo trattamento si ricava appunto il Charas, una sostanza densa, come una specie di resina, che poi viene raschiata via dalla pelle sulla quale si era appiccicata durante il raccolto. Per secoli questo derivato della marijuana è stato utilizzato in ogni ambito della vita indiana tradizionale. Partendo dai culti e dai riti spirituali fino alla sopravvivenza quotidiana, dalla preparazione dei guerrieri prima di una battaglia fino all’utilizzo sulle coppie prima del loro matrimonio.

Per concludere la cultura indiana ha usato l’erba praticamente in ogni occasione importante e, nell’utilizzarla, invocava il suo Dio Shiva.

I Veda raccontano che il Dio Shiva, una delle tre divinità più importanti per gli Indù, si rinfrescava dalla calura del giorno mangiando foglie di marijuana. A causa di questa sua abitudine l Dio Shiva elesse questa pianta quale suo cibo preferito e, pertanto, gli fu dato l’appellativo di Signore della cannabis.

Per quanto possa sembrare strano nella nostra cultura materialista occidentale, tutti questi miti dimostrano che in Tibet, in Nepal e nell’India del Nord la Cannabis ha una valenza spirituale e mistica molto importante. Infatti, nonostante il crescente proibizionismo avvenuto negli ultimi anni, la tradizione indiana della cannabis non ha mai perso il suo valore sacro.

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Giulia Giraudo